SdS CQ (College Quarterly) Secondo Trimestre 2019 – 12

Lezione 12

15-21 giugno

Che cosa hanno visto in casa tua?

«Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa».

(1 Pietro 2:9)

Sabato

INTRODUZIONE

Cristianesimo del campanello

di Kristi Rich, Wenatchee, Washington, USA

Genesi 18:1–8

Calda. Era l’unica parola adatta per descrivere la giornata. Samuel alzò gli occhi verso il cielo pomeridiano, ma non c’erano nuvole. Caldo, caldo, caldo.

Guardò un’altra casa. Era il momento di suonare il campanello. Mentre premeva il pulsante con il dito, il suo atteggiamento cambiò immediatamente mostrando entusiasmo e interesse. La porta si aprì e si richiuse di botto prima ancora che Samuel potesse dire buongiorno. Quello che aveva visto del signore anziano bastava per fargli sapere di non essere il benvenuto. Affatto. Mai.

Alla casa dopo, rispose alla porta una signora bassa e tarchiata.

«Buongiorno! Mi chiamo Samuel, e vorrei farle vedere…»

«Oh, buongiorno! Entri! Deve avere caldo!» esclamò lei.

«Grazie mille! Non vedo l’ora di raccontarle della mia aspirapolvere!» Rispose Samuel sollevato. Finalmente una faccia accogliente! Oltrepassò la soglia e sentì due bambini che litigavano. Uno iniziò a piangere, e la signora urlò, «State zitti laggiù, sentito?» Il pianto degenerò in grida. «Mi scusi», disse la signora.

Samuel si coprì le orecchie per attutire le grida. La signora tornò velocemente.

«Quindi, che cosa abbiamo qui?» chiese. Samuel cominciò a descrivere e poi a mostrare la sua aspirapolvere all’avanguardia in mezzo agli urli che la signora e i figli si scambiavano. In mezzo a quella cacofonia, sentì anche la voce tonante di un uomo. A Samuel iniziò a far male la testa per il rumore. Si sentiva sempre più a disagio man mano che la tensione nella casa si accumulava.

«Ne prendo una!» disse la signora. L’uomo urlò in risposta, «No, non la prendi!» Dopo un’altra discussione, l’affare fu concluso più velocemente possibile (da parte di Samuel), e Samuel partì di corsa per la porta.

«Torni presto!» disse la signora con un sorriso amichevole. Assolutamente no! pensò Samuel tra sé e sé. Alla casa successiva, Samuel vedeva i proprietari che sbirciavano dietro la tenda. Però nessuno rispose alla porta. Sette campanelli dopo, Samuel era stato insultato, gli avevano fatto una ramanzina e l’avevano ignorato. Stava solo vendendo aspirapolvere. Per chi non era interessato sarebbe bastato un semplice «No, grazie».

Drrrrrin! Il campanello suonò nella casa, ma nessuno rispose, ancora una volta. Mentre Samuel si girava per andarsene, la porta si aprì velocemente.

«Mi dispiace di averci messo tanto a rispondere!» si scusò una giovane donna. «Prego, entri. Stavo tirando fuori i biscotti dal forno. Ne vuole un po’?» Questa casa era diversa dalle altre case. C’era una pace e una calma che non aveva sentito per tutto il giorno. Niente maleducazione. Niente grida. Anche se la famiglia non comprò niente, Samuel lasciò la casa gioioso e rinvigorito.

Cosa avrebbe trovato a casa tua?

Domenica

EVIDENZA

Essere un esempio di Dio inizia a casa

di Mindi Vetter, Newman Lake, Washington, USA

Genesi 33; 1 Pietro 2:9

La missione più importante che Gesù ci ha dato era di dare l’immagine di lui al mondo. Vuole che siamo le sue mani e i suoi piedi. Desidera che emaniamo il suo carattere e il suo amore in tutto ciò che diciamo e facciamo. Come dice 1 Pietro 2:9, siamo stati scelti «perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa». Ma guardando la nostra vita, siamo stati gli esempi che voleva che fossimo, non solo per gli sconosciuti ma anche per le nostre famiglie?

Per la maggior parte di noi, la risposta probabilmente è no. Potremmo essere esempi quando lasciamo la casa, ma quegli esempi sembrano sbiadire nel momento in cui torniamo a casa. Iniziamo a trattare i membri della nostra famiglia con disprezzo invece che con amore. Hai sentito il detto che «la carità inizia a casa», ma hai mai pensato che forse anche essere esempi di Dio inizi là? Se delle persone venissero a casa tua, vedrebbero i segni della presenza di Dio, o se ne andrebbero pensando che non ci sia mai stato?

Andare d’accordo con le persone che ci sono più vicine a volte può essere difficile. Ma perché gli altri vedano l’amore di Dio nella nostra casa, dobbiamo mostrare quell’amore e quell’attenzione prima alla nostra famiglia. L’esperienza di Giacobbe con suo fratello Esaù è un buon esempio da studiare. La loro relazione è una delle più complicate nell’intera Bibbia. Possiamo dire con certezza che non andassero molto d’accordo, e quando Giacobbe rubò il diritto di primogenitura di Esaù, la loro relazione soffrì molto. Essere stati estraniati per anni rende ancora più potente ciò che succede in Genesi 33. Nel versetto tre, troviamo Giacobbe che si inchina «fino a terra sette volte, finché si fu avvicinato a suo fratello» (Genesi 33:3). Nell’inchinarsi sette volte, Giacobbe mostra a Esaù un rispetto che anni prima non era riuscito a mostrare. È una lezione sull’umiltà e il ravvedimento per portare riconciliazione nelle relazioni familiari.

L’umiltà è il principio di un amore che dovrebbe brillare in ogni angolo della nostra casa. Non vogliamo essere accusati di essere doppiogiochisti bugiardi, di affermare di essere cristiani in pubblico ma ipocriti in famiglia. Quindi, cerca di essere come Giacobbe, la cui umiltà salvò la sua relazione con suo fratello.

Rispondi

  1. In quali modi puoi mostrare amore ai membri della tua famiglia in modo che la tua casa emani la presenza di Dio?
  2. Hai mai avuto una relazione tesa con un tuo fratello o sorella? Se sì, come l’hai affrontata?

Lunedì

LOGOS

C’è qualcuno nel regno grazie a quello che ha visto nella mia casa?

di Jeremy Vetter, Goodlettsville, Tennessee, USA

Rut 1; 2 Cronache 32:25, 31; Isaia 38; 39

L’orgoglio distrugge un testimone (2 Cronache 32:25, 31; Isaia 38; 39)

Re Ezechia aveva davanti una condanna a morte. Secondo 2 Cronache 32, la malattia che lo portò vicino alla tomba lo colpì dopo la miracolosa vittoria militare sugli indomiti Assiri e l’orgoglioso re Sennacherib. Il versetto 23 dice, «Molti portarono a Gerusalemme offerte al Signore e oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, il quale, da allora, acquistò prestigio agli occhi di tutte le nazioni». Questo prestigio potrebbe aver contribuito a un problema di orgoglio.

Ciò nonostante, Dio fece un altro miracolo, guarendo Ezechia e dandogli altri quindici anni di vita (Isaia 38:5). Ma cosa fece Ezechia con la sua vita? Come usò i tesori, l’abbondanza e i risultati con cui Dio l’aveva benedetto (cfr. 2 Cronache 32:27–30)? Seconda Cronache 32:31 dice che Dio lasciò che i capi di Babilonia, la nazione più potente della terra, venissero a trovare Ezechia. Questa visita diplomatica era la miglior opportunità per Ezechia di testimoniare del Dio che l’aveva benedetto e aveva mandato il suo angelo a sconfiggere il possente esercito assiro. «Tuttavia, quando i capi di Babilonia gli inviarono dei messaggeri… Dio lo abbandonò per metterlo alla prova e conoscere tutto quello che egli aveva in cuore». Come andò questa visita?

Dal punto di vista diplomatico, la situazione fu di grande vantaggio per il popolo di Dio, ma a Dio non interessava questo. Il profeta Isaia venne a trovarlo, in Isaia 39, per fare la domanda: «”Che hanno visto in casa tua?” Ezechia rispose: . . . “non c’è nulla nei miei tesori che io non abbia mostrato loro”» (Isaia 39:4). E il tesoro messo da parte in cielo?

Isaia poi profetizzò che tutti i tesori di Ezechia, perfino i suoi figli, sarebbero stati portati a Babilonia. Questo segnò un finale piuttosto ignobile alla sua eredità personale, portato dal suo orgoglio a scapito di tutto il resto.

Una casa secondo l’ordine di Dio non incontra incidenti (Deuteronomio 6:5–7)

Come possiamo evitare la stessa fine di Ezechia, che sdegnò l’offerta magnanima del Signore di altri quindici anni di vita per l’onore terreno? Deuteronomio 6 contiene la nota affermazione di Gesù che si trova nel Nuovo Testamento: «Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze» (Deuteronomio 6:5). Subito dopo viene dato un comandamento meno noto, uno che riguarda il fulcro della vita familiare, la crescita dei nostri figli nel Signore insieme alla nostra devozione quotidiana a Dio: «Questi comandamenti . . . ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (vv. 6, 7). Da questo testo possiamo dedurre che per restare saldi nel Signore, abbiamo bisogno di un’interazione costante con la sua Parola, imparandola per conto nostro o insegnandola ad altri nella nostra famiglia. La Parola di Dio è come uno scudo per difenderci dalle tentazioni della superbia e dell’onore terreno, quelle cose che fecero cadere Ezechia e la sua famiglia. La Bibbia è colma di storie di come la vita familiare, orientata come dovrebbe essere attorno alla dedizione alla Parola di Dio, è come un salvagente per un membro non credente della famiglia che è alla deriva nel mare.

Cosa vide nella casa di una vera testimone (Rut 1)

Quando Elimelec portò Naomi e i suoi figli a Moab sperando di scampare alla carestia nella sua patria, non poteva sapere che questo viaggio avrebbe avuto come risultato la salvezza di una delle sue nuore, una straniera, che da quanto capiamo prima non conosceva Dio. Questa straniera finì a far parte della genealogia del Salvatore del mondo!

A seguito della morte dei figli, le nuore di Naomi piansero con lei perché non volevano essere separate da lei, che presto sarebbe tornata nella sua terra. Lei disse loro di tornare a casa loro, dove avrebbero ritrovato l’idolatria che si erano lasciate alle spalle quando sposarono degli Israeliti. Tornare a casa significava rischiare di abbandonare il vero Dio per tornare al conforto dello stile di vita moabita.

Anche se entrambe le nuore piangono, Orpa se ne va, ma Rut ha delle parole forti e convinzioni incontestabili su Naomi, il posto di Rut nella sua famiglia e la verità del Dio del cielo: «Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio» (Rut 1:16). Rut era disposta a lasciare tutto ciò che le era familiare per restare nella famiglia di Naomi perché Naomi seguiva il Dio del cielo.

Rut supplicò non solo di lasciarsi alle spalle la sua casa e la vita che conosceva, ma la sua stessa vita per seguire Naomi e il Dio di Naomi, promettendo di non tornare mai a Moab e ai suoi dei: «dove morirai tu, morirò anch’io e là sarò sepolta. Il Signore mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!» (Rut 1:17). Quindi, Rut cosa aveva visto nella casa di Naomi?

Una parola finale sull’importanza della nostra casa come testimonianza

Cosa aveva visto Rut nella casa di Naomi che i capi babilonesi non avevano visto in quella di Ezechia? Sia Rut sia i capi di Babilonia erano stranieri tra gli Israeliti. E se Ezechia avesse agito diversamente? Forse alcuni dei capi babilonesi si sarebbero convertiti per seguire Dio. Non sarebbe la prima volta che sentiamo parlare di capi babilonesi che credono in Dio, no? Nabucodonosor diventò un seguace di Dio grazie alla testimonianza di Daniele e dei suoi tre amici negli anni. Non possiamo immaginare la Bibbia senza la storia di Rut. Ed è lì a causa della testimonianza di una famiglia; Rut vide ciò che c’era in quella famiglia e lo volle per sé. Chi passerà da casa nostra, e cosa vedrà?

Rispondi

  1. Cosa posso trovare che deve andarsene quando indosso i panni di un visitatore a casa mia?
  2. Se la mia casa fisica è in ordine, anche i miei pensieri, parole e azioni sono in linea con un vero testimone del Salvatore?

Martedì

TESTIMONIANZA

Una famiglia felice felice

di Laura Vetter, Goodlettsville, Tennessee, USA

Proverbi 4:23

«Dio desidera che la famiglia sia il luogo più felice della terra, il vero simbolo del nostro domicilio terreno».[1]

«Il rinnovamento e il progresso dell’umanità inizia in famiglia. L’opera dei genitori è fondamentale. La società è composta da famiglie, chi le guida influirà sulla sua essenza. È dal cuore che scaturiscono “le sorgenti della vita” (cfr. Prv 4:23) e il cuore della società, della chiesa o della nazione è la famiglia. Il benessere della società, i progressi della chiesa, la prosperità dello stato dipendono dall’influsso familiare».[2]

«In questo mondo passiamo una volta sola e vi restiamo molto poco. Approfittiamo dunque al massimo della nostra vita. L’opera alla quale siamo chiamati non richiede né ricchezze, né distinzioni sociali, né talenti speciali, ma uno spirito di bontà e sacrificio e un obiettivo ben definito. Una candela, per quanto possa essere piccola, può fare luce per un gran numero di persone. La nostra sfera d’azione può sembrare insignificante, i nostri talenti scarsi, le occasioni che si presentano rare, la nostra conoscenza limitata; nonostante ciò possiamo compiere grandi cose se approfittiamo delle occasioni che ci offre la vita familiare. Se apriamo i nostri cuori e le nostre famiglie ai princìpi divini, diventeremo a nostra volta i dispensatori di una potenza che vivifica. Le nostre famiglie emaneranno allora raggi benefici, che assicureranno la vita, la bellezza e la fertilità là dove regnano la sterilità e la morte».[3]

Rispondi

  1. Quali sono i tuoi tesori che sei tentato di ostentare nella tua casa, come fece Ezechia? Su cosa dovresti concentrarti, invece?
  2. Quali sono i «princìpi divini» della vita? Come possiamo «aprire i nostri cuori e le nostre famiglie» a essi? Cosa puoi aggiungere alla tua routine quotidiana per aiutarti a imitare Cristo?
  3. Quali problemi o mode del mondo stanno disturbando e distruggendo le famiglie che Dio vuole come il simbolo della famiglia celeste?

[1] Ellen G. White, La famiglia cristiana, p.68

[2] Ellen G. White, La via della guarigione, p.272

[3] Ibid., p. 276.

Mercoledì

COME FARE

Dove si trova il cuore

di Jolene Sharp, Nashville, Tennessee, USA

Efesini 3:14, 15

Fin dall’inizio, Dio ha progettato le famiglie in modo che fossero il fulcro della vita umana, fornendo compagnia, cooperazione e guida, e per servire come parabola vivente del suo amore per noi (Genesi 2:18; Esodo 20:12; Salmi 68:5,6; Isaia 49:15; Apocalisse 19:7). La famiglia è il primo posto dove impariamo chi è Dio, la nostra relazione con lui e ciò che ci chiede. La famiglia è il posto da cui brillano le nostre luci.

Sfortunatamente, dato che la famiglia è dove abbassiamo la guardia, può anche essere il posto dove siamo più sgradevoli gli uni con gli altri. Relazioni familiari tese o danneggiate possono distruggere le famiglie pacifiche che Dio voleva fossero le nostre fondamenta spirituali e luci accoglienti per i suoi figli perduti. Come creiamo una famiglia che rispecchi la pace e l’amore di Dio?

Cerca la presenza dello Spirito Santo nella tua vita e nella tua famiglia. La potenza di Dio cambia le persone (Ezechiele 11:19; 2 Corinzi 5:17). È solo attraverso la sua grazia che possiamo sconfiggere l’egoismo che viene così naturalmente e invece servirci l’un l’altro con amore (Galati 5:13).

Pratica l’umiltà. La superbia è un altro nemico chiave della famiglia pacifica (Filippesi 2:3). Gesù ha dimostrato la vita di servizio umile che vuole che pratichiamo. Seguire i suoi passi significa servire gli altri con umiltà, perfino, e forse soprattutto, i più difficili da amare nella nostra famiglia.

Ricorda che l’amore è un impegno, non un sentimento. La cultura moderna ci dice che l’amore va e viene basandosi su cosa sentiamo per un’altra persona. Ma il modello biblico dell’amore familiare è basato su un impegno che trascende le nostre emozioni volubili. (Quando è stata l’ultima volta che hai visto una commedia romantica su questo?) La lealtà e la fedeltà sono espressioni d’amore celebrate in tutta la Bibbia, dai dieci comandamenti ad Abraamo, a Lot, a Rut e all’opinione di Cristo sul matrimonio (Matteo 19:3–6). Possiamo fare molte cose per costruire intimità con i membri della nostra famiglia, ma l’amore e l’impegno che condividiamo non può dipendere dalle emozioni del momento.

Quando ci sono fratture, sappi che Dio è ancora all’opera. Attraverso Cristo, tutti possiamo diventare figli e figlie di Dio (2 Corinzi 6:18; Romani 8:15, 16; Galati 4:4–7; Efesini 1:5). Egli è un padre per gli orfani (Salmi 68:5), e solo lui può riempire il vuoto lasciato quando siamo feriti o rifiutati da chi ci è più vicino. Anche quando la tua situazione sembra disperata, puoi avere fiducia che Dio agisce per il tuo bene (Romani 8:28).

Rispondi

  1. In che modo la tua famiglia ha plasmato la tua comprensione di Dio?
  2. Cosa pensi che la tua famiglia comunichi agli altri di Dio?

Giovedì

OPINIONE

Dimentica e rimpiangi

di Cheryl Gabel, Wenatchee, Washington, USA

Isaia 38, 39

Che rimpianto. Anni di servizio fedele furono eclissati da un giorno di mancanza di giudizio che poteva abbattere il regno di Israele. Re Ezechia deve aver avuto un brutto presentimento mentre parlava con il profeta Isaia. Dio era stato buono con lui, l’aveva guarito, gli aveva dato il segno richiesto che perturbava il corso della natura e aveva letteralmente fatto andare indietro il tempo. Fuori da Israele, il segno non era passato inosservato, ed erano arrivati degli ambasciatori da Babilonia per chiedere di questo Dio potente. Ma invece di cantare le lodi di Dio, Ezechia passò il tempo mettendosi in mostra come un pavone, vantandosi della sua ricchezza, e poi li mandò via. Cosa avevano visto a casa sua? Cose scintillanti e d’oro senza un barlume di Dio. Isaia entra, ed Ezechia vede ciò che ha fatto. Un’opportunità sprecata, un regno minacciato.

Quando è stata l’ultima volta che hai sentito la fitta del rimpianto? Non sto parlando del piccolo rimpianto di aver iniziato un progetto troppo tardi o di aver studiato troppo poco. Nella mia esperienza, il rimpianto più doloroso è provocato da parole superficiali o azioni che hanno ferito qualcun altro. Spesso quella persona è qualcuno vicino alla nostra «casa»: un membro della nostra famiglia, un compagno di stanza o dolce metà.

La familiarità ci impigrisce nel nostro comportamento. Il nostro vero carattere emerge in presenza di chi ci è più vicino. Mentre dovremmo approfittare delle relazioni strette per portare le persone a Gesù, troppo spesso ci concentriamo su noi stessi e perdiamo le opportunità di mostrare l’amore di Dio.

Ripetutamente, per diversi capitoli di Deuteronomio, i figli di Israele sono avvertiti di non dimenticare la loro liberazione dall’Egitto o i comandamenti ricevuti da Dio. «Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Deuteronomio 6:6, 7). Indossali, mostrali, recitali; non lasciare mai che la Parola di Dio sia lontana dalla tua mente.

Forse è qui che Ezechia sbagliò. Il re era fedele in molte cose, ma il giorno della visita degli ambasciatori, deve aver dimenticato di continuare a proclamare la potenza di Dio. Invece, portò l’attenzione degli ospiti su di sé e sulle sue cose. Con uno spirito di preghiera, ognuno di noi dovrebbe prendere l’impegno sincero di osservare la Parola di Dio onnipresente nella nostra vita, non solo quando usciamo ma soprattutto a casa.

Rispondi

  1. Quando è stata l’ultima volta che hai detto o fatto qualcosa di cui ti sei pentito? Perché pensi sia successo?
  2. Come puoi tenere la Parola di Dio al centro in quello che fai ogni giorno?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Lo stile di vita familiare ideale ci è stato detto dall’inizio

di Celine Weisner, Lebanon, Tennessee, USA

1 Pietro 2:9

CONCLUSIONE

I cristiani devono capire come dovrebbe essere una famiglia secondo il piano originario di Dio. Il sesto giorno, Dio creò un uomo e una donna (Genesi 1:26, 27, 31). «Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza”» (v. 26). Se la caratteristica principale di Dio è l’amore (1 Giovanni 4:8), la prima cosa che si vede nelle nostre famiglie cristiane non dovrebbe essere proprio l’amore? Se viviamo la nostra vita imitando Dio, stiamo imitando la perfezione. Imitare Dio è imitare chi è, cosa è. Dio ama ognuno dei suoi figli. Ci ha dato l’opportunità di essere suoi figli e di seguirlo. Cristo ha giustificato ognuno di noi per imitarlo, seguirlo e amarlo. Possiamo mostrare l’amore che Cristo ha per tutti noi ricambiando quell’amore e mostrando Cristo nella nostra famiglia.

PROVA A

  • Tenere studi biblici e meditazioni in famiglia.
  • Portare la tua famiglia ad adottare un progetto di aiuto: sostenere un anziano nel vicinato, partecipare a un’attività di volontariato che si svolge nel circondario, ecc.
  • Partecipare o contribuire a organizzare giornate familiari da vivere anche con la chiesa locale, in cui uscire e svolgere attività divertenti. Invitate anche i vicini e i parenti che non frequentano la chiesa.
  • Fare un gioco di ruolo in cui impersoni un ospite di passaggio a casa tua, non credente. Come reagisci davanti alla vita familiare che solitamente si svolge? (Dialoghi, cose presenti in casa come libri, quadri con versetti biblici, alimentazione diversa dal solito, stile di vita, ecc.).
  • Scrivere un breve opuscolo o organizzare un incontro di formazione per la chiesa o per un piccolo gruppo, per illustrare come preparare le famiglie alla testimonianza verso i non credenti.

CONSULTA

– Genesi 1:26; Giovanni 1:4; Romani 3:23, 24; 1 Corinzi 4:16; Efesini 3:15–19;5:1; 1 Pietro 2:9.

– Ellen G. White, La famiglia cristiana, cap. 5.

– Ellen G. White, Testimonies for the Church, vol. 5, pp. 740–742.

Il nocciolo della questione, su https://uicca.it/sds-201902/#il-nocciolo, lezione 12.

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

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