SdS CQ (College Quarterly) Terzo Trimestre 2019 – 09

Lezione 9

24-30 agosto

Il ministero nella chiesa delle origini

«La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo».

Giacomo 1:27

Sabato

INTRODUZIONE

Vivere come comunità

di Regina Onyango, Homa Bay, Kenya

Atti 2:46, 47

Ho avuto il privilegio di vivere in alcune delle zone residenziali di lusso di Nairobi, la capitale del mio paese. Ho capito che in ognuna di queste comunità, c’è una presenza di persone bisognose, e credo che questo valga non solo nel mio paese ma anche in altre parti del mondo.

Quasi ogni volta che ci avviciniamo al quartiere recintato, vediamo persone che chiedono l’elemosina letteralmente dall’altra parte della strada, forse per quello che potrebbe essere il loro unico pasto del giorno. Nelle strutture sanitarie vicine, le persone sono malate e bisognose di compassione, amore e cure. Gli istituti penitenziari dei nostri paesi hanno detenuti che hanno bisogno di cibo spirituale, mentale e fisico.

Queste situazioni ci ricordano una cosa: c’è un grande bisogno di vivere in comunità piuttosto che come individui. Dobbiamo rispondere ai bisogni delle persone e dell’ambiente che ci circondano, e questo svolgerà il nostro mandato come comunità di chiesa.

L’idea di soddisfare i bisogni di chi ci circonda non è qualcosa di nuovo nei circoli cristiani. Nell’Antico Testamento, Dio si serviva dei profeti per portare lo stesso messaggio della necessità di aiutare i membri meno fortunati della società (cfr. Isaia 1:17). Nel Nuovo Testamento, Cristo avviò il grande mandato, che resta la colonna portante dell’evangelizzazione, della testimonianza e del servizio per i cristiani in tutto il mondo. Anche nel ventunesimo secolo, governi e istituzioni riconoscono la pratica della giustizia sociale.

Sostenendo l’idea di vivere come comunità, possiamo creare una nuova società in cui tutti vivono «lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo» (Atti 2:47).

I discepoli praticavano la giustizia sociale anche dopo che Cristo andò in cielo. Compiendo l’obiettivo del grande mandato, aiutarono a diffondere la Parola di Dio in varie parti del mondo, rispondendo ai bisogni delle persone che incontravano nel corso del loro ministero.

Per i cristiani in quest’epoca, il servizio comunitario è una chiamata a usare quello che abbiamo per soddisfare i bisogni pratici dei membri meno fortunati della nostra società. Alcuni tra quelli che ricevono il servizio comunitario sono bambini, anziani vulnerabili, persone con disabilità e l’ambiente naturale.

Imparando dall’opera degli apostoli, possiamo anche sviluppare comunità in cui la Parola di Dio prospera mentre veniamo incontro ai bisogni fisici degli sfortunati.

Domenica

LOGOS

Il ministero nella chiesa delle origini

di Tony Philip Oreso, Nairobi, Kenya

Matteo 25:38–40; Atti 5:12–16; Galati 2:10; Giacomo 2:14–16

Il ministero sanitario (Atti 5:12–16)

In una dimostrazione di unità dopo che Cristo salì in cielo, gli apostoli continuarono a compiere segni e prodigi. In Atti 5:12–16, il ministero sanitario occupa la scena con persone con ogni sorta di malattie che vengono guarite per mano degli apostoli. È una dimostrazione della potenza di Dio che opera per mezzo dei suoi testimoni.

Nel guarire i malati, gli apostoli mettono in pratica i precetti che hanno imparato da Cristo durante il suo ministero (Matteo 10:8; Luca 4:40, 41; 6:17–19). Quindi, vediamo la chiesa delle origini, guidata dagli apostoli, viva con la potenza di Dio che la fa crescere di forza in forza.

Armati con il mandato di essere testimoni in tutta la Giudea, portavano guarigione a chiunque, a prescindere da etnia, contesto sociale o condizione. Tutti ricevevano guarigione totale.

Come testimoni di Cristo oggi, abbiamo la responsabilità di continuare a portare avanti il messaggio del ministero sanitario. Lo facciamo rispondendo ai bisogni sanitari dei membri meno fortunati delle nostre comunità. Quelli che non possono permettersi le spese mediche pesanti addebitate negli ospedali privati contano sul nostro contributo per fare una differenza nella loro vita.

Come chiesa e come giovani adulti abbiamo il compito di portare il messaggio della potenza salvifica di Dio, con le nostre parole e con le nostre azioni.

Mostrare pietà e compassione (Matteo 25:38–40)

Dio richiede ai suoi figli di mostrare pietà, compassione e gentilezza alle persone in situazioni difficili. Dio si aspetta che abbiamo un atteggiamento misericordioso costantemente.

Tuttavia, questo non significa che dobbiamo sviluppare un cuore così tenero che il mondo si può approfittare di noi. Nella parabola delle pecore e dei capri, Cristo illustra i fondamenti del suo giudizio sulle persone quando squillerà la tromba finale. Una lezione importante in questa parabola è che Cristo è interessato a come lo trattiamo nella nostra vita presente. Questo si riflette in come trattiamo i più umili tra noi. Cristo richiede che dimostriamo amore genuino per i nostri fratelli e sorelle bisognosi.

«Nelle pecore si vede il vero amore di Dio. Quando le pecore rispondono al bisogno del loro fratello, sono uniti nella sofferenza e allo stesso tempo, inconsapevolmente, involontariamente e senza ipocrisia, si allineano a Cristo. . . Questo è un tipo di amore che non può essere falsificato o simulato. “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”».[1]

Cristo, che praticava misericordia, amore e compassione, richiede ai suoi seguaci di adottare il carattere delle pecore: essere genuinamente buoni, comprensivi, gentili e interessati.

Ricordare i poveri (Galati 2:10)

Nell’Antico Testamento, la Bibbia riconosce la pratica di dare ai poveri e condividere con i membri meno fortunati della nostra società (Deuteronomio 14:28, 29). Si trovano persone povere in ogni epoca e in ogni comunità, ed essere lì per loro è un compito divino.

Aiutando i poveri nelle nostre comunità, dovremmo affrontare i loro bisogni materiali come prima cosa e poi provvedere il cibo spirituale che li fa avvicinare e li fa restare in Cristo. Anche così, dobbiamo restare attenti alle tattiche del nemico (1 Pietro 5:8). Nella pratica di aiutare i poveri nella nostra società, non dobbiamo favorire abitudini che portano alla povertà, come bere alcolici, pigrizia, licenziosità e ogni sorta di male. In situazioni del genere, dovremmo prima aiutare le vittime a uscire dal peccato.

Dovremmo anche distinguere tra quelli che sono poveri ma forti e sani e quelli che sono colpiti dalla povertà, malati e disabili. Nel secondo caso, dovremmo offrire compassione e aiuto.

Siamo vincolati dall’autorità divina a sostenere i poveri perché sono nostri fratelli e sorelle. Nella maggior parte dei casi, i poveri coltivano i nostri campi, amministrano il nostro capitale, fanno il nostro bucato, preparano il nostro cibo, si prendono cura dei nostri affari e altro. In sostanza, dipendiamo da loro quanto loro dipendono da noi. Quando ci ricordiamo di loro e li supportiamo, ci ricordiamo di noi stessi. E secondo la Parola di Dio, guadagniamo il bene facendo il bene (Salmi 41:1–3).

Fede e azione (Giacomo 2:14–16)

Giacomo 2 sottolinea come la fede e le buone azioni sono inseparabili nella vita di un cristiano. Quando parliamo della nostra fede senza metterla in pratica, non possiamo rispondere alle necessità concrete. È più facile parlare della fede che viverla. Tuttavia, parlare della nostra fede non significa che l’abbiamo praticata.

Se non ci comportiamo secondo la nostra fede e ne parliamo e basta, rischiamo di ingannarci, pensando di aver fatto il bene davanti a Dio (Giacomo 1:22, 26). Il mondo vedrà la nostra fede attraverso le buone azioni che compiamo. Aggiungere le buone azioni alla nostra fede mostra che siamo maturi in Cristo. Non possiamo raggiungere questo livello di maturità prima di partecipare nel risolvere le necessità dei membri meno fortunati della nostra società come i poveri, le vedove, gli orfani e i malati.

Rispondi

  1. Come possiamo partecipare alla giustizia sociale senza scivolare nel peccato?
  2. Cosa pensi che volesse dire Gesù quando ha detto, «Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta» (Matteo 5:7)?
  3. Perché è importante soddisfare sia i bisogni concreti sia quelli spirituali?

[1]John W. Ritenbaugh, «The World, the Church, and Laodiceanism: Matthew 25:31–46», Forerunner Commentary, BibleTools, visitato il 19 agosto 2018, https://www.bibletools.org/index.cfm/fuseaction/Bible.show/sVerseID/24047/eVerseID/24047.

Lunedì

TESTIMONIANZA

Uno di questi miei minimi fratelli

di Silas Onyango, Nairobi, Kenya

2 Corinzi 9:6–9

«Gesù, sul monte degli Ulivi, descrisse ai suoi discepoli la scena del giorno del giudizio, mettendo in risalto il criterio in base al quale gli uomini saranno giudicati. Quando tutti saranno riuniti davanti a lui, divisi in due classi, il loro destino sarà stabilito sulla base di quello che avranno fatto o trascurato di fare per lui nella persona del povero e del sofferente.

In quel giorno Gesù non presenterà la grande opera che ha compiuto per gli uomini quando ha offerto la sua vita per la loro redenzione, ma presenterà l’opera che essi hanno compiuto per lui. A coloro che metterà alla sua destra, dirà: «Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato sin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui forestiere, e m’accoglieste; fui ignudo, e mi rivestiste; fui infermo, e mi visitaste; fui in prigione, e veniste a trovarmi» (vv. 34-36). Essi, stupiti, non sapranno di aver servito Gesù e alla loro domanda egli risponderà: «In verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me» (v. 40).

Gesù aveva detto ai discepoli che sarebbero stati odiati da tutti, perseguitati e afflitti. Molti sarebbero stati strappati dalle loro case e ridotti in miseria. Molti avrebbero sofferto per malattie e privazioni. Molti sarebbero stati gettati in prigione. A tutti coloro che avrebbero perso amici o casa per amor suo, egli aveva promesso di restituire in questa vita cento volte tanto. Ora promette una benedizione speciale a tutti coloro che aiutano i loro fratelli. Gesù si identifica con coloro che soffrono per il suo nome. Chi li aiuta, è come se aiutasse lui. Questa è la vera prova del discepolato».[1]

«Quando aprite la porta a coloro che soffrono e che sono in difficoltà, voi accogliete degli angeli invisibili e ospitate degli esseri del cielo. Essi arrecano una sacra atmosfera di gioia e di pace e innalzano canti di gioia, la cui eco giunge sino al cielo. Ogni atto di misericordia si trasforma in una dolce melodia in cielo. Il Padre, dall’alto del suo trono, considera gli uomini generosi e altruisti come i suoi tesori più preziosi».[2]

Rispondi

Come possiamo differenziare tra le persone genuinamente bisognose e quelle false?

[1]. Ellen G. White, La speranza dell’uomo, p.488.

[2]. Ibid., p.489.

Martedì

EVIDENZA

La portata della testimonianza e del servizio comunitario

di Mark Gift, Nairobi, Kenya

Atti 1:8

Il 4 maggio 2011, Adventist Development and Relief Agency (ADRA) ha ricevuto un Best Practice Award per l’emancipazione di donne rurali attraverso i suoi progetti comunitari.

Parlando alla cerimonia tenuta a Silver Spring, Ken Flemmer, l’allora vicepresidente di ADRA International per i programmi, ha detto, «La dimostrazione dell’impatto di questo progetto conferma che abbiamo sviluppato un modello di progetti di successo, e non vediamo l’ora di implementarlo in contesti culturali simili».[1]

Nel promuovere la giustizia sociale, possiamo svolgere attività diverse. Emancipare le donne (soprattutto quelle che vivono in zone rurali) è solo uno dei modi per compiere il nostro obiettivo. Inoltre, dobbiamo capire che la pratica del servizio comunitario è in linea con il comandamento del nostro Signore di essere «testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra» (Atti 1:8). Nel compiere questo grande incarico, lo Spirito Santo deve guidarci nel fare ciò che è giusto e convincerci quando sbagliamo.

Durante il suo ministero sulla terra, Cristo reclutò i seguaci rispondendo ai loro bisogni su livelli diversi. Guariva i malati e dava da mangiare agli affamati. Soprattutto, Cristo forniva l’acqua e il cibo spirituale che potevano soddisfare la fame e la sete per sempre.

Dopo la sua morte e ascensione in cielo, Gesù mandò lo Spirito Santo per guidare i suoi seguaci nell’eseguire le attività che promuovono la giustizia sociale. Seguendo i passi di Cristo, gli apostoli guarivano i malati, aiutavano le vedove e gli orfani e soddisfacevano i bisogni spirituali delle persone. Perciò, venire incontro alle necessità pratiche degli altri è il compito di ogni cristiano perché va di pari passo al mandato di evangelizzare al mondo prima della seconda venuta di Cristo.

Dio ci ha dato abbastanza risorse per aiutarci a svolgere efficacemente il servizio comunitario. Possiamo impegnare le nostre abilità, il nostro tempo ed energia, risorse monetarie o donazioni materiali per fare una differenza nella vita delle persone in tutto il mondo.

La vera comunione fraterna richiede che lavoriamo insieme come figli e testimoni di Cristo, così che mentre svolgiamo il servizio comunitario dobbiamo difendere la nostra relazione con lui in modo da «conservarsi puri dal mondo» (Giacomo 1:27).

Rispondi

  1. Quali sono alcune delle attività che possiamo svolgere per promuovere la giustizia sociale?
  2. Come possiamo usare le abilità che acquisiamo dalle nostre istituzioni di apprendimento per fare una differenza nella nostra comunità?

[1]. Christina Zaiback, «ADRA Receives Best Practice Award for Women Empowerment Project», ADRA, 12 maggio 2011, https://adra.org/best-practice-award-for-adra/

Mercoledì

COME FARE

I benefici di impegnarsi nel servizio comunitario

di Emily Grace, Homa Bay, Kenya

2 Corinzi 8:7–9

La gioventù viene con diversi vantaggi che possiamo usare per compiere gli obbiettivi della giustizia sociale. Abbiamo il tempo; abbiamo le capacità che abbiamo acquisito all’università e i talenti che possiamo usare per svolgere attività per il bene degli altri nelle nostre comunità.

Mentre non ci aspettiamo pagamenti per soddisfare le necessità pratiche degli altri, possiamo incontrare diversi benefici che vengono dal partecipare al servizio comunitario. La Bibbia insegna che Cristo, «essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi» (2 Corinzi 8:7–9).

Fare una differenza nella vita degli altri viene con una soddisfazione appagante che non può essere comprata. Affrontando i bisogni pratici dei membri meno fortunati delle nostre società, diamo loro l’opportunità di avvicinarsi a Cristo, specialmente quando vedono le buone azioni che facciamo. Soprattutto, Cristo è il nostro esempio quando si tratta di servizio comunitario (Matteo 8:14, 15; 14:14).

Nel cercare di avvicinare più persone a Gesù, otteniamo qualcosa in cambio. Fare il bene è una situazione favorevole sia per chi provvede sia per chi riceve. Ecco alcuni dei benefici del servire gli altri:

L’opportunità di fare la differenza. Partecipare a soddisfare i bisogni degli altri ci dà l’opportunità di sapere che stiamo facendo qualcosa per migliorare la vita di qualcuno e rendere la nostra comunità un posto migliore.

Attraversare una crescita personale. La vita del cristiano è una vita di crescita e sviluppo. Occupandoci di attività che ci aiutano a soddisfare i bisogni degli altri, coltiviamo le nostre capacità di organizzazione, responsabilità e compassione, che sono tutte qualità di Cristo. Le stesse qualità sono importanti per i giovani adulti anche per costruire le loro carriere, la loro famiglia e la loro vita futura.

Acquisire esperienza pratica. Soddisfacendo i bisogni degli altri attraverso il servizio comunitario possiamo acquisire esperienza pratica in varie attività come la pittura, la costruzione, l’assistenza ai clienti o il servizio sanitario. Queste possono contribuire molto a potenziare il nostro curriculum.

Fare nuove amicizie. Essere vicini alle persone bisognose e aiutarle a soddisfare quei bisogni ci permette di fare nuove amicizie, molte delle quali possiamo conservare per il resto della nostra vita.

Rispondi

  1. Quali altri benefici personali puoi ricavare dal soddisfare i bisogni degli altri?
  2. Come possiamo fare una differenza nelle comunità che non possiamo raggiungere fisicamente?

Giovedì

OPINIONE

Si tratta di servire Cristo

di Nelly Achieng’, Homa Bay, Kenya

Matteo 25:38–40

La parabola del giovane ricco (Matteo 19:16–30) illustra quanto è importante per i cristiani praticare la giustizia sociale.

Gli averi materiali e le risorse che abbiamo in questo mondo hanno lo scopo di essere usati per migliorare la vita degli altri. Spesso pensiamo che i nostri averi appartengano solo a noi, senza riconoscere che Dio, che ci ha donato le risorse, ha anche creato i nostri fratelli e sorelle che non hanno abbastanza.

Se manteniamo la nozione che la nostra ricchezza è solo per noi, ci perdiamo le benedizioni del cielo. La Bibbia ci insegna, «Chi dona al povero non sarà mai nel bisogno» (Proverbi 28:27).

Dio richiede ai suoi figli di coltivare e abbracciare uno spirito generoso così che possiamo sollevare i membri meno fortunati della nostra società. Quando amiamo il nostro prossimo (1 Pietro 1:22) e rispondiamo ai loro bisogni, riflettiamo l’amore di Cristo incorporato nella sua abitudine di compassione per i meno fortunati e i sofferenti. L’atto di dare ai poveri o aiutare i malati dovrebbe venire dal cuore, senza aspettarci favori in cambio.

La storia del giovane ricco, illustra che molte persone non sono disposte a lasciar andare i loro averi del mondo, specialmente quando si tratta di aiutare gli altri. Tuttavia, Cristo stesso dice che chi abbandona i beni materiali e le ricchezze del mondo per lui erediterà la vita eterna (Matteo 19:29).

I piccoli atti di gentilezza che mostriamo a «uno di questi minimi» costituiscono il nostro servizio per Cristo. Ogni giorno è un’opportunità per fare una differenza nella vita di un’altra persona che lotta con la vita in un modo o nell’altro. Gli apostoli impararono l’abitudine di dare e condividere da Cristo, e egli si aspetta che facciamo la stessa cosa nella nostra generazione.

Si dice che Oscar Wilde abbia detto, «Il più piccolo atto di gentilezza vale più dell’intenzione più grandiosa». Oggi, puoi offrire un piccolo atto di gentilezza per cambiare la tua comunità. E se ognuno di noi può farlo, possiamo cambiare il mondo.

Rispondi

  1. Quali sono alcuni dei piccoli atti di gentilezza che puoi offrire per mostrare che ti interessi alla vita degli altri?
  2. Potrebbe essere facile per un individuo mostrare compassione, ma come possiamo fare la stessa cosa come chiesa, con così tante persone di contesti diversi sotto lo stesso tetto?
  3. Chi consideri «uno di questi minimi» nella tua comunità?

Venerdì

ESPLORAZIONE

Toccare vite

di George Otieno, Migori, Kenya

Atti 20:35

CONCLUSIONE

Come giovani adulti avventisti del settimo giorno, è necessario che tocchiamo vite per creare una comunità in cui ognuno contribuisce ai bisogni delle altre persone. Cristo ha lasciato per noi il testimone del servizio, che dobbiamo tenere alto fino al suo ritorno per portarci a casa. Con i nostri cuori pieni di compassione, possiamo allungare la mano con passione per toccare la vita delle persone che ci circondano attraverso donazioni materiali, servizio, e più importante, avvicinarli a Cristo. La lezione di questa settimana è la sfida per noi di mettere in pratica la nostra fede.

PROVA A

  • Offrirti volontario per insegnare una lingua straniera o una lezione creativa a giovani studenti nella tua comunità. In che modo questo servizio rientra nel contesto della lezione di questa settimana?
  • Iniziare un canale YouTube su cui puoi condividere insegnamenti sulla giustizia sociale e i suoi benefici. Includi quanti più benefici puoi.
  • Formare un gruppo di sostegno comunitario con giovani che la pensano in modo simile, in cui vai una volta a settimana a visitare i membri meno fortunati della tua comunità. Pensa alle donazioni materiali o al servizio, che puoi portare per migliorare la loro situazione.
  • Leggere Atti 9:36–42. Su un foglio di carta, fai una colonna con il titolo, «Cosa posso fare per sostenere la mia comunità». Elenca tutte le cose che puoi fare e mettile in pratica.
  • Creare opuscoli biblici che puoi condividere con i membri della tua chiesa. Includi storie di persone che hanno fatto o stanno facendo il bene per migliorare le vite dei poveri e dei sofferenti in varie comunità. In basso a ogni opuscolo, condividi il testo biblico di Romani 12:21.
  • Visitare posti specifici nella tua comunità come ospedali, case di riposo o prigioni da identificare con le persone in queste situazioni. Oltre a pregare e condividere Gesù con loro, cosa puoi fare per soddisfare i loro bisogni pratici?
  • Usare la tecnologia di animazione digitale per dare vita ai seguenti personaggi: Misericordia, Solidarietà, Compassione, Amore. In che modo queste qualità ti aiutano a contribuire meglio alla giustizia sociale?

CONSULTA

Deuteronomio 14:28, 29; Salmi 41:1–3; Matteo 5:3–11.

Ellen G. White, La Speranza dell’uomo, cap. 31, «Il sermone sul monte»; cap. 70, «Uno di questi miei minimi fratelli».

LEZIONI PER GIOVANI (18-35 ANNI)

LEZIONI E MANUALI PER ANIMATORI IN ALTRE LINGUE

Autore: MAG, MIB, Dip. comunicazioni